Domenica 5 dicembre.
Con il solito compagno domenicale, il nostro Mario TDM850, decidiamo di andare a fare un giretto domenicale.
Mario riesce a far aggiungere anche il buon Vincenzo su Harley 883.
La mattina la sveglia suona prestissimo. Eravamo appena andati a letto, dopo un cena a base di mille antipasti, pizza, "stigghiola" e quaglie alla brace.
Ci svegliamo sfatti, ma convinti che il giro in moto ci avrebbe tirato su.
Da Castelbuono, dopo il necessario caffè, partiamo in direzione di Cefalù.
Il cielo è abbastanza sgombro da nubi, ma le previsioni segnalavano piogge in esaurimento sul nord della Sicilia. Ci chiediamo come fosse possibile l'esaurimento delle pioggie, se da una settimana nessuno di noi avesse visto cadere una goccia di pioggia. Rimane un mistero.
La temperatura è di quelle ideali. Giacca senza imbottitura, polo a maniche lunghe, le mani, senza guanti, consentivano una salda presa su un bel Toscano Antica Riserva che mi accompagna per un bel tratto di viaggio.
L'andatura, effervescente, consente di pennellare le curve, in pieno divertimento, ma senza strafare, senza stress, senza alcuna pressione esterna.
La statale SS113, che collega Messina con Palermo, nel tratto tra Castelbuono e Cefalù, regala scorci meravigliosi. La particolare luce invernale rende la cala di Kalura, semplicemente una favola.
Proseguiamo in direzione Palermo. A Buonfornello, lasciamo la statale e recuperiamo qualche minuto in autostrada. Dieci chilometri, pedaggio-free, sono tollerabili.
Lasciamo l'autostrada a Termini Imerese e da lì deviamo verso Caccamo.
La Targa Florio prevede una spettacolarissima tappa proprio nella Termini-Caccamo. Una strada tutta curve e tornanti a ripetizione, con un ritmo ossessivo per una quindicina di chilometri.
Entriamo a Caccamo e scopriamo (riscopriamo, per la verità) un meraviglioso centro storico, fatto di vie e viuzze (più di seconde che di prime), dominate da uno splendido castello. Giriamo alla ricerca di un posto dove fermarci un attimo e lo facciamo nell'enorme piazzale di fronte la chiesa madre, ai piedi del castello.
Stiamo lì qualche minuto in contemplazione: quel maestoso maniero feudale (il castello meglio conservato in Sicilia), attaccato a quello sperone di roccia, ci riportano ai suoi fasti. La Varadero, moderno cavallo, in sosta ai piedi del Castello. Uno spettacolo emozionante.
Cerchiamo di conquistare l'uscita dal paese, addentrandoci in innumerevoli vicoli e vicoletti, a dimensione di moto, ovviamente privi di cartelli stradali. Dopo un paio di stop, giravolta and go, a ridosso di scalinate o strade senza uscita, riusciamo a trovare la retta via.
Decidiamo di perderci per le contrade di Caccamo, da cui scorgiamo meravigliosi panorami che si spingono fino al Golfo di Palermo, e scendiamo, attraverso strade rurali, di nuovo fino a Termini Imerese. Lì, nei pressi della stazione, sostiamo a prendere un caffè. Ma ormai che avevamo tolto le giacche, un po' affamati, non sapendo quello che ci aspettava dopo, io e Mario scegliamo di aggiungere anche una porzione di anelletti al forno e una bella arancina alla carne.
Ripartiamo alla volta di Cerda. Cerda è famosa per la sua sagra del carciofo, ma anche per le sue "tribune", dette anche "Floriopoli", che dal 27 aprile 1924, ospitarono la tribuna VIP e il parco assistenza della Targa Florio.
E allora ci immettiamo proprio in questa storica strada, piena di mille curve, dolci e secche, veloci e lente, sempre pennellando, sempre godendo di quegli scenari bucolici, sempre godendo di quell'inaspettato sole che riscalda (e parecchio!) quel nostro 5 dicembre.
Andiamo in direzione Caltavuturo, dove ad una sosta sigaretta, contattiamo il nostro buon Massimo Miserendino, per incontrarci dopo pranzo.
Accordatici per il dopo pranzo, raggiungiamo Castellana Sicula e scegliamo il ristorante "Natura in tavola".